Il discesista azzurro, 24 successi in Coppa del Mondo, argento ai Mondiali 2013 in discesa libera e campione iridato di super-G nel 2019, è atteso domani sulla pista dove ha già vinto 7 volte: “Sono in fiducia, ma ci vuole anche un po’ di fortuna”
Se ripensa alle sue quattro Olimpiadi, il primo ricordo va subito al 15 febbraio di otto anni fa, a PyeongChang, e a un quarto posto dal sapore di bruciato, come quei piatti che ti riescono bene fin quasi alla fine, ma poi ti scappa un attimo l’attenzione e rovini tutto. Era la stagione del trampolino di lancio, quella che avrebbe poi portato Dominik Paris a vincere l’anno dopo il titolo iridato e la Coppa del Mondo di superG, zenit di una lunga e sontuosa carriera – se 24 vittorie in Coppa del Mondo vi sembrano poche… – che ora attende solo il colpo grosso finale. E quale occasione migliore di avere sotto i piedi la “sua” pista, la Stelvio di Bormio, dove è andato a segno sette volte, sei in discesa. Poche ore ancora e ci siamo: domani è il grande giorno, il sabato italiano che tutti aspettiamo. “Sto bene e ho il morale alto dopo il secondo posto di domenica a Crans Montana – dice Domme -. Sì, sono in fiducia”.
Ha 36 anni, eppure ha lo spirito di un ragazzino…
“Non sono certo il Domme degli inizi. Però, sebbene vincere oggi sia meno facile per me rispetto a dieci anni fa, penso di aver dimostrato che ho la possibilità di giocarmi le mie carte. Sì, anche per una medaglia. A volte ci vuole anche un po’ di fortuna”.
Quella che non ebbe a PyeongChang nel 2018?
“Mancai il bronzo per 36 centesimi, dietro a tre fenomeni come Svindal, Jansrud e Feuz. Quel giorno stavo benissimo, mi sentivo in confidenza, volevo e valevo una medaglia. Ma bastò una sbavatura in un passaggio chiave e addio podio”.
Anche a Sochi quattro anni prima non fu molto fortunato.
“Mi ero fatto male poche settimane prima dei Giochi, ci fu poco tempo per rimediare”.
Cosa ricorda invece della prima Olimpiade, 16 anni fa a Vancouver?
“Ero giovane, feci giusto la combinata. Però in discesa mi arrivò davanti solo Svindal. Ovviamente in slalom non raccolsi molto”.
Cosa ha di speciale la pista Stelvio? La prima volta che ci ha vinto era il 2012…
“Ormai potrei quasi farla a occhi chiusi. È una pista difficile, che chiede rispetto, ma che esalta le mie caratteristiche, mi sono trovato a mio agio sin dalle prime volte. Poi vabbè, ogni tanto non mi ha sorriso. Ma forse perché non ero al meglio della condizione”.
Quanto può cambiare la Stelvio a febbraio rispetto a fine dicembre, cioè la data della tappa di Coppa del Mondo?
“Di sicuro cambia la luce, a febbraio la luminosità è migliore. E per me è molto meglio. Ma penso che sia così pure per gli altri e quindi non modifica più di tanto i valori in campo”.
Cosa l’ha spinta a lasciar perdere i propositi di ritiro che manifestò nella stagione 2022/ 2023?
“È vero, a un certo punto pensai di dire basta. Mi sembrava di essere entrato in un tunnel senza fine. Ma poi c’è stata una scossa e per fortuna sono tornato sui miei passi”.
Nel frattempo ha fatto da chioccia a Franzoni. Sorpreso dei suoi risultati?
“No, ho capito subito che Giovanni aveva qualità, era diverso dagli altri giovani anche per l’approccio mentale”.
L’Italia quest’anno va veloce…
“Siamo un bel gruppo, sì. E ci stimoliamo a vicenda”.
I favoriti per l’oro in discesa, italiani a parte?
“Li sapete… Odermatt, Von Allmen, Monney”.
Cosa è per lei l’Olimpiade?
“Il mio sogno da bambino”.
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