“Non devi per forza andare d’accordo con tutti” confessò Lisa anni fa. Ma il caso della supercoppia azzurra del Biathlon non è l’unico, basta guardare alle loro rivali…
Odiatevi, amatevi, fate come vi pare. E non ditecelo, non serve. Certe cose si capiscono lo stesso. Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer, nemmeno quasi amiche. “Siamo compagne di squadra e rivali. Nello sport ci sono delle decisioni da prendere. Devi conviverci. Ma non devi per forza andare d’accordo con tutti”. Lisa lo confessò un giorno di sei anni fa, ci aveva pensato una stagione intera e a un certo punto eruttò. Finì lì, almeno per il mondo. Il resto è un fuoricampo. Sorpresa: lo sport non è il Nirvana. Gli atleti si vogliono bene, in certi casi si detestano. Poi lottano, sudano, stringono i denti. E magari vincono insieme. Cantano we are the champions con il pugnale in tasca. È così che le medaglie diventano pause diplomatiche, per stare sugli stessi podi con grazia ed eleganza. A Milano Cortina è successo con l’argento del biathlon. Vittozzi e Wierer, insieme anche se non per forza appassionatamente. “Io e lei abbiamo due caratteri opposti e due caratteri opposti non sempre vanno d’accordo. Però ci rispettiamo e siamo due rivali”, raccontò ancora Vittozzi. Doro andò ad allenarsi con i maschi: “Sono l’unica, per me è un grande stimolo”. Fare squadra, fare gruppo: che barba che noia. Non è la realtà. Meglio di tutti lo ha detto Julio Velasco, filosofo non solo per vocazione: “Non serve essere amiche per vincere. La verità è che bisogna essere squadra, non andare a cena insieme”.
parenti serpenti
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Non ci sono favole, lo sport è sistema complesso. Anche crudele. Lo abbiamo visto tante volte. Con Elisa Di Francisca e Arianna Errigo, ex sorelle d’Italia che condividevano anche la stanza. Elisa lo ha anche scritto, a futura memoria: “Tra di noi si spalanca un fossato e io rimango sull’altra riva, disarmata: la osservo mentre si allontana. La distanza cresce. Qualcuno la convince che, se mai facessimo pace e restassimo amiche, non conquisterà mai le medaglie che contano”. Però insieme hanno anche vissuto sotto lo stesso cielo azzurro nazionale. E hanno vinto. Guardate la staffetta francese, quella che ha preceduto Vittozzi e Wierer: Julia Simon ha condotto all’oro i suoi compagni, gli stessi che l’hanno isolata tutto il tempo e poi le hanno fatto posto sul podio. Bisogna capirli: Julia ha finito per confessare in tribunale di aver usato indebitamente le carte di credito di una compagna di squadra, Justine Braisaz-Bouchet, e quella di un fisioterapista della nazionale. Una storiaccia, altro che brutte occhiate o gelosie. Noi voyeur, loro fight club. Noi gossip girl, loro nello sgabuzzino a litigare. Successe anche alla Lazio del ’74, quella del mucchio selvaggio che riuscì a vincere lo scudetto. Due clan in un unico spogliatoio. Risse, coltelli, pistole: la leggenda di quella squadra sembrava un bronx. Durante gli allenamenti i giocatori si affrontavano senza esclusione di colpi e scattavano duelli nello spogliatoio, mentre gli ospiti (anche Nicola Pietrangeli) venivano coinvolti nelle zuffe. Fu il far west, ma insieme avevano uno scopo: vincere lo scudetto. Ci riuscirono, ma dal giorno dopo ognuno per la sua strada.
nemici… insieme
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Non importa la competizione, è una questione di feeling. E se non c’è, diventa il vietnam. Non è soltanto rivalità, di quelle ne abbiamo viste tante. Dualsimi: Valentino Rossi e Max Biaggi (“È stato di sicuro il mio rivale più antipatico”, ha detto una volta il Dottore), Sofia Goggia e Federica Brignone (tanto per restare in tema olimpico). Rivalità tra i tennisti, i nuotatori, i calciatori. Ma quando in palio c’è una medaglia comune che il discorso cambia. Quello tra Marcell Jacobs e Filippo Tortu è stato (è) un rapporto turbolento. Diventato a un certo punto pure un caso di spionaggio. Il fratello di Tortu, Giacomo, si era rivolto alla società di sicurezza e investigazioni Equalize per ottenere informazioni sul campione olimpico di Tokyo. Ma questo è successo molto dopo l’oro nella staffetta 4×100 ai Giochi di Tokyo. Là avevano corso l’uno per l’altro, in quella che è passata alla storia come una staffetta delle meraviglie. “Secondo me c’è spesso la volontà di spargere zizzania, era già successo anni fa. Ma noi abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, e mi premeva riconfermarlo”, ha sempre detto Tortu pubblicamente.
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Amici mai. Ma compagni votati a una sola causa sempre. Come stanno facendo Amos Mosaner e Stefania Constantini a Milano Cortina 2026 nel curling. L’avevamo immagina coppia di lillà, amici felici, tra sorrisi e colpi di stone. Invece no. Amos ha chiarito il punto: “Io e Stefania non posso dire che siamo amici”. What?! “Un rapporto professionale. Negli ultimi anni abbiamo gareggiato poco insieme ed è meglio così: se ti vedi tutti i giorni per anni, entri troppo in confidenza e finisci per bypassare molte cose a livello professionale”. Lei è più da copertina, lui ama stare anche dietro le quinte. “Lo so che ha più attenzioni di me ma è normale, va benissimo così”, ha detto Amos. Insieme hanno vinto un oro olimpico e un oro mondiale. In pista sorridono, si supportano, si spalleggiano. E se serve se le dicono. Non sarà il segreto della felicità, magari. Ma se aiuta a vincere, perché no?
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