Secondo podio per l’azzurro dopo l’oro nell’inseguimento a squadre. La fuga sorprende il gruppo e il campione del mondo in carica si deve accontentare del terzo posto
Un’altra medaglia azzurra dalla pista lunga, la quinta di un’Olimpiade che sembra non voler finire mai. Tre ori e due bronzi. È la trentesima dell’intera spedizione tricolore. Andrea Giovannini, al termine della gara più pazza del mondo, è terzo nella Mass Start. Dopo l’oro nell’inseguimento a squadre, per lui, sull’Oval di Rho Fiera, c’è un secondo podio. Ma non senza rimpianti.
la volata
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Il 32enne trentino vince infatti con grande autorità la volata per la terza piazza quando, davanti, un’ipotetica fuga bidone, arriva invece a compimento. L’olandese Bergsma, uno dei favoriti e il danese Thorup si involano dopo poco più di un paio dei sedici giri in programma. Sembra un tentativo per andare ad accaparrarsi i punti del primo traguardo intermedio. Diventa un vero e proprio attacco. Perché dietro nessuno reagisce. I big si guardano l’un altro e il vantaggio della coppia aumenta tornata dopo tornata. Alla sesta il margine sfiora i 200 metri. Poi sembra diminuire, ma in realtà il gruppone viaggia lento e nulla cambia. Davanti si affacciano prima il belga Swings, un veterano della specialità, poi il connazionale Medard. Senza essere incisivi. Nemmeno Giovannini prende l’iniziativa. Sta al centro del lungo vagone, in attesa degli eventi. Quando finalmente il ritmo cambia, si è già all’undicesimo giro. Al dodicesimo il vantaggio dei due sfiora i 250 metri, più di mezza pista. Ormai è sfida uno contro uno. Al tredicesimo Thorup cede e Bergsma di invola. In palio rimane “solo” il bronzo. E qui l’esperienza di Giovannini emerge prepotentemente. È una volata lunga, lunghissima. Parte intorno ai 300 metri dall’arrivo. Andrea è intorno alla sesta-settima posizione. Uno a uno se li mangia tutti. Fino all’ultimo, lo statunitense Jordan Stolz, sulla carta il più veloce del lotto, già campione di 500 e 1000, bruciato poco prima delle fotocellule del traguardo. Tagliato il quale Giova, anziché esultare, si porta le mani sopra la calotta. Come a voler indicare: “Che occasione sprecata”. In parte è così. Ma la medaglia c’è. Ed è una medaglia dal grande peso specifico.
rimpianti
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Il pinetano, tricolore sulle spalle, non riesce a esultare. Saluta la moglie Linda che in tribuna tiene in braccio il figlio Enea. Poi scambia il “cinque” con i tifosi a bordo materassi. Il pubblico italiano festeggia, lui finalmente si scioglie un po’. Da campione del mondo in carica e da dominatore delle tre ultime Coppe del Mondo (due primi e un secondo posto) avrebbe voluto di più. Ma adesso è nella storia. Come tutto il gruppo guidato dal dr Maurizio Marcheto. Una squadra così non si era proprio mai vista.
