Lo sciatore, 6 vittorie in Coppa del Mondo, a caccia della prima medaglia olimpica per i verdeoro ai Giochi invernali. Tre anni fa la rottura con la federazione scandinava per divergenze sugli sponsor
L’esplosione appena ventenne, la Coppetta di slalom, la pausa di un anno annunciata prima del gigante di Soelden nell’ottobre 2023, il cambio di nazionalità, il ritorno in grande stile alla fine del 2024 con il secondo posto nel gigante di Beaver Creek, primo podio di un brasiliano nella storia della Coppa del Mondo, poi migliorato con la vittoria di novembre 2025 nello speciale di Levi. Lucas Pinheiro Braathen sa come stare al centro della scena. A Soelden sorprese tutti annunciando l’addio, sfinito dai contrasti con la federazione norvegese in tema di sponsorizzazioni. Sembrava finita, a soli 23 anni, dopo una stagione da protagonista e lo status di personaggio assoluto, al di là dei risultati. “Mi sono ritrovato in una situazione in cui sentivo di aver perso il motivo per cui avevo iniziato a sciare – aveva dichiarato nella conferenza stampa dell’addio, in lacrime -. Se non lo fai per lo stesso motivo per cui hai iniziato, allora non ho trovato naturale continuare. Avevo bisogno di staccarmi dallo sport, di passare del tempo con me stesso e di non pensare alla carriera per una volta, prima di scegliere quale sarebbe stato il mio prossimo percorso”.
CITTADINO DEL MONDO
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Ma poi ha ritrovato la via. Una nuova carriera, sotto la bandiera del Brasile, il Paese di mamma Alessandra. “Sono tornato alle mie condizioni e con una libertà che mi permetterà di fare la differenza che cerco”, spiegò alla vigilia della ripartenza. Nato nel 2000 in Norvegia da papà norvegese di Oslo e mamma sudamericana, si è trasferito a San Paolo a 3 anni quando i genitori si sono separati, poi è tornato di nuovo in Norvegia con papà senza perdere mai il legame con il Brasile, che ora rappresenta in Coppa del Mondo e dove torna ogni anno. I cambiamenti di lavoro del padre gli hanno fatto affrontare una ventina di traslochi in giro per il mondo, ha preso casa pure a Milano. “Amo l’Italia, amo le montagne, amo la città. Amo il lato creativo. Amo tutto ciò che la riguarda. Quindi, fare base lì, è un vantaggio per me. Ancora di più ora l’Olimpiade si disputa in Italia”, ha spiegato a Olympics. Ma Lucas Pinheiro (in portoghese significa Pino) ha sempre inseguito anche un’altra missione: “Voglio ispirare gli altri a osare e a seguire il loro sogno, qualunque esso sia”. Intorno non ha più la super squadra norvegese di inizio carriera, ma un super team personale di grandi nomi. Ci sono il suo allenatore di sempre Peter Lederer, poi Mike Pircher, ex coach di Marcel Hirscher, e il preparatore atletico Kurt Kothauber, che in passato ha lavorato con Marco Odermatt.
supporto paterno
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A capo di tutto però c’è sempre il padre, Bjorn. Gli è sempre stato a fianco, lo ha sempre appoggiato. Sin da quando, da bambino, disse: “Diventerò lo sciatore più forte del mondo”. Per una volta papà gli ha dato del pazzo, poi però lo ha aiutato a raggiungere il sogno. È stato lui a convincerlo a riprovare con gli sci, a 8 anni, dopo un primo tentativo fallito nell’età prescolare. Lucas si inventava ogni tipo di scusa per non sciare, piangeva con papà evocando le origini brasiliane totalmente incompatibili con le basse temperature. Con il tempo ha capito che i suoi piedi sono fatti per la spiaggia, ma anche per gli scarponi. La seconda volta, infatti, è stato amore: “Ero impressionato da quanto andavano veloci sugli sci. Dissi a mio padre che volevo fare lo stesso anche io. Alla fine di quell’inverno, amavo così tanto allenarmi che non volevo più smettere”. Il resto è andato molto veloce. Nel 2016 i primi campionati juniores norvegesi, l’anno dopo le prime vittorie. Nel 2018 il secondo posto agli assoluti, in gigante. Con la segnalazione dell’olimpionico Kjetil André Aamodt alla squadra nazionale. Nello stesso anno ha debuttato in Coppa del Mondo e ha raccolto i primi punti, nel 2020 il primo successo nel gigante di Soelden. La corsa è stata rallentata dal grave infortunio a un ginocchio, ma quando Lucas è tornato nel 2022/23 ha vinto a Wengen e ha raccolto altri 3 podi. Abbastanza per conquistare la Coppa del Mondo di slalom.
GRANDI PASSIONI
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Ma il mondo di Braathen non ha confini. Le sue icone sono i creativi e gli innovatori, alla Steve Jobs. Non teme le sfide, non solo sugli sci. Innovatore in un ambiente tradizionale, ama fare il dj alle feste, disegnare capi di moda, indossare anche capi femminili, come è capitato quando ha posato per Vogue. Unghie dipinte, tute da sci colorate: “Voglio incoraggiare a mostrare la propria differenza e la propria personalità. Sento che questo è il mio ruolo”. Così ha portato il Paese delle spiagge leggendarie in Coppa del Mondo e spera di ispirare tanti ragazzi a seguire il suo esempio. Senza per questo abbandonare le sue altre passioni: “Ciò che ora è diverso è che posso far convivere le mie due più grandi passioni della vita, posso mettere insieme il mio io creativo e il mio io atleta e provare a unire le due cose. Voglio lasciare un’eredità e essere ricordato come qualcuno che è sempre rimasto fedele a se stesso. Il mio obiettivo più grande è lasciare lo sport con più diversità e più accettazione per la diversità. Voglio cambiare questo sport essendo me stesso”. Magari con al collo uno storico oro olimpico.
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