Le vittorie della Tigre ai Giochi vengono da lontano. Nascono dall’abisso in cui era precipitata e ha saputo risalire, sono la discesa dalla montagna che ha prima dovuto scalare. Perciò non ha trionfato nonostante l’infortunio, ma proprio grazie a quello
Adesso non esiste veramente. Adesso è una parola che ci siamo inventati per orientarci nell’oceano tumultuoso che è la vita, un punto sulla mappa che insistiamo a stringere mentre la tempesta ce la straccia via di mano. Quel che ci succede, adesso, è in realtà pieno di quel che ci è successo finora. Ogni risalita nasce dall’abisso dove siamo caduti, ogni discesa vola giù da un picco conquistato con lunga, antica fatica. Per questo non credo che Federica Brignone abbia trionfato nonostante l’incidente, ma proprio grazie a quello. Il suo doppio volo vincente lungo l’Olympia di Cortina è stata in realtà la discesa dalla cima di un monte molto più alto e aspro, che ha dovuto affrontare nei mesi prima dell’Olimpiade, e che ha saputo scalare con una forza tutta d’oro. Solo le più secche teste ragioniere riescono a credere che due vittorie così maestose possano stare dentro a quel minuto e poco più. Il suo gesto è molto più grande e viene da lontano, abbraccia una vita intera. Due medaglie consegnate alla fine di brevi rapide discese, ma premiano una spossante, interminabile scalata.
