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    Chechi: “Iniziai a vincere quand’è caduto il Muro. La dignità non è in vendita

    RedazioneBy Redazione10/10/2025Nessun commento6 Mins Read
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    Chechi: “Iniziai a vincere quand’è caduto il Muro. La dignità non è in vendita
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    Il Signore degli anelli è tra i più grandi ginnasti di sempre: oro ai Giochi 1996 e 5 titoli mondiali di fila dal 1993 al 1997. “Atene 2004 fu unica. Ero a Berlino quando cambiò la Storia”


    Claudio Lenzi

    Giornalista


    10 ottobre 2025 (modifica alle 11:24) – MILANO

    Back in the game, di nuovo in gioco. Da costante di un’intera carriera, segnata tanto dai trionfi, quanto dagli infortuni, i ritiri e i ritorni, a titolo del nuovo format in onda dal 13 ottobre che riporta il “Signore degli anelli” Jury Chechi sullo schermo televisivo. A 55 anni è arrivata l’occasione giusta per raccontare dodici storie che vanno oltre lo sport, proprio come la sua, dalla caduta del Muro di Berlino all’oro olimpico in casa del mito Muhammad Alì, passando per Fausto Coppi e papa Wojtyła. “Proverò a farlo in modo sobrio, leggero, senza scadere nel trash. Sono storie di vita reale, edificanti, che secondo me faranno bene a chi avrà la possibilità di ascoltarle”. 

    Per lei, che cosa è stato decisivo quando ha iniziato con la ginnastica? 

    “Io non avevo un grande talento, ma con il lavoro in palestra, non so neanche più dire quanto, ho realizzato tanti sogni. Devo ringraziare i miei genitori, babbo Leo era un muratore e con lui ho capito presto il valore della fatica”.

    Anche i capelli rossi e il fisico compatto li deve certamente a loro. 

    “Mia mamma era rossa di capelli e così è toccato a me e mia sorella. I miei figli, invece, sono biondi. Quanto all’altezza, mio padre non era certo un gigante”. 

    L’hanno chiamata Jury come Gagarin, e sua sorella Tanja. Quando a 14 anni si è trasferito all’accademia di Varese nel collegio dei frati come l’hanno presa? 

    “Diciamo che i miei di certo non votavano Dc! Erano atei, ma lo stesso mi hanno fatto battezzare e poi seguire fino alla comunione, con l’idea di darmi un’impostazione che un domani mi avrebbe permesso di intraprendere un percorso. Io l’ho fatto, con miei tempi e in coscienza sono arrivato a essere rispettoso di tutti e li ringrazio per questa libertà”. 

    Una delle più celebri immagini di Jurij Gagarin in tenuta da astronauta

    Il blocco sovietico l’hai poi ritrovato in pedana: nel 1988 arrivò a dire che ci sarebbe voluto “uno scudetto con tanto di falce e martello sul petto per farsi dare un dieci” dai giudici. 

    “Prima della caduta del Muro di Berlino le giurie erano succubi di quel regime, ci è voluto pazienza per iniziare a vincere. Dopo le cose sono cambiate, posso dirlo con certezza perché sono stato testimone oculare della Storia”. 

    “Il 9 novembre 1989 mi trovavo a Berlino per un collegiale con la squadra della Germania Est. Ricordo che insieme all’amico Marcello Barbieri abbiamo chiesto il permesso di andare a vedere e siamo arrivati al Muro. C’era grande euforia, gente che passava da una parte all’altra e così facemmo anche noi. Conservo ancora un reperto a casa, da allora la ginnastica è cambiata”. 

    20000813 - BERLINO - CRO - GERMANI: BERLINO,  CERIMONIE PER 39 ANNI MURO - Una foto di archivio del 11 novembre 1989 della caduta del muro di Berlino. ANSA/DEF

    A giudicare da come le hanno “scippato” l’oro ai Giochi di Atene 2004 si direbbe di no… 

    “Perché poi le persone rimangono persone. Ad Atene ci furono altre motivazioni, politiche e di opportunità, che hanno finito per influenzare la giuria. L’uomo purtroppo di natura è corruttibile, ogni persona ha un prezzo. Per quanto mi riguarda, la mia dignità e le medaglie non sono in vendita”. 

    Che cosa voleva dimostrare, a 35 anni e con un tendine ricucito a un muscolo, invece che all’osso? 

    “Mi avevano paragonato a una rugginosa molla di un divano, ma volevo soltanto che non fossero i medici a decidere per me quando era il momento di smettere. Ho rischiato, sapevo che per stare bene e vivere la seconda parte della mia vita in maniera serena dovevo mettermi alla prova e dimostrare che ero in grado di superare i limiti che mi ero prefissato. Anche se non ho vinto l’oro, è stato lo stesso fondamentale”. 

    Ci è arrivato dopo essersi ritirato due volte, nel 1997 e nel 2000. Troppo forte il richiamo degli anelli? 

    “Nel 1997 avevo appena vinto il quinto titolo mondiale di fila e venivo dall’oro olimpico di Atlanta, quello in cui Candido Cannavò si è finto mio padre per venirmi ad abbracciare. Ero svuotato, non avevo più la motivazione, così ho detto basta. Quando ho ripreso per confermare l’oro a Sidney 2000 ho creduto che sarebbe stato facile e infatti mi sono infortunato, mi è mancata l’umiltà di capire che avrei dovuto rispettare lo stesso programma di quattro anni prima. A quel punto ho iniziato una vita normale, sono andato a convivere ed è nato mio figlio Dimitri, ma non ero in pace con me stesso. Solo a quel punto, come promesso a mio padre che allora stava molto male, ho ritrovato il giusto atteggiamento per ripresentarmi ad Atene nel 2004”. 

    Altri momenti in carriera che le hanno dato i brividi? 

    “Con tutti i miei difetti, sono un uomo migliore grazie allo sport. Ho conosciuto il mio mito Muhammad Ali ad Atlanta, i presidenti della Repubblica Scalfaro, Ciampi e Mattarella, papa Francesco e papa Wojtyła, che ha sorriso quando gli ho dato del “tu”. Le persone che mi hanno influenzato di più, in ogni caso, restano i miei genitori e l’allenatore Bruno Franceschetti, che purtroppo è scomparso da poco”. 

    Ancora oggi lei è quello che firma autografi. Della sua famiglia, invece, si sa poco o niente… 

    “Tengo moltissimo alla nostra sfera privata, Rosella e i miei figli sono d’accordo. Pensi che avrebbero dovuto fare Pechino Express con me, ma si sono rifiutati. Ho sempre temuto di essere troppo ingombrante per loro, anche per questo a casa non ci sono medaglie o trofei esposti, ho voluto che mi apprezzassero come babbo, non come atleta. Le mie gare? Le avranno viste una volta”. 

    Il suo amico Antonio Rossi non sarà d’accordo. 

    (Ride). “Tutti pensano che ci siamo conosciuti ad Atlanta, invece la prima volta l’ho incontrato a Miss Italia 1996… e qui mi fermo. Antonio è una di quelle persone che capitano quando la vita decide di farti un dono, so che anche per lui è a stessa cosa e questo mi fa molto piacere. In fondo siamo due cinquantenni che si divertono ancora a fare i bambini…».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA



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