La tre volte olimpionica segue Federica fin da bambina: “Grande intelligenza sportiva. Ora, stessa testa in gigante. Anche un infortunio ti insegna tanto, soprattutto ti permette di acquisire una sensibilità nuova da riversare in gara”
vi voglio raccontare la mia Federica Brignone. La bambina, la promessa e poi la campionessa. Ricordo la prima volta che l’ho vista, era molto piccola e io ancora gareggiavo. È stato il papà a presentarmela, da allora non ho mai smesso di seguire le sue gare, i suoi primi anni nella squadra azzurra, gli esordi molto promettenti e poi il periodo difficile in cui ha dovuto reinventarsi cambiando discipline, fino agli ultimi anni, dov’è riuscita ad affermare pienamente il suo talento, vincendo due Coppe del Mondo generali e cinque di specialità, cinque medaglie mondiali e quattro olimpiche, anche grazie alla maturità acquisita. Sarebbe una storia di successo come tante, se dieci mesi fa non si fosse infortunata gravemente ai campionati italiani, rischiando addirittura di non tornare a sciare. Il primo merito di Federica si manifesta qui. È vero, tutti hanno lavorato per il meglio, da chi ha l’ha operata a chi l’ha curata e aiutata a gestire il lungo periodo di rieducazione, a chi non le ha fatto sentire la pressione di media e sponsor, però la grande protagonista è stata lei che non ha perso la fiducia in sé stessa.
