Il Direttore Sport del Cio fa il punto tra i Giochi invernali in Italia e la prossima edizione in California: “Vogliamo i migliori in ogni disciplina, compresi i big di tennis e golf. La boxe tornerà ad essere autonoma”
E’ ora di tirare un po’ di somme e fare qualche riflessione, a cavallo delle due Olimpiadi, quella invernale appena terminata a Milano e la prossima estiva a Los Angeles, nel 2028. Specie relativamente a due questioni tra loro molto simili e che sostanzialmente le accomunano: quella dei giocatori delle grandi leghe pro statunitensi, dunque la NHL e la MLB. In soldoni: se a Milano, pur in pieno campionato NHL, erano su ghiaccio i fenomeni statunitensi, canadesi, svedesi, finlandesi e cechi, perché a Los Angeles non dovrebbero essere sul diamante quelli dalla MLB. Ancora due anni e mezzo fa, il direttore Sport di LA28, l’italiano, olimpionico del tiro, Niccolò Campriani, alla Gazzetta aveva detto: “Il baseball a LA28 non ci sarebbe se non fossimo certi che la MLB e la MLBPA (l’associazione giocatori, ndr) riconoscono il valore che un’Olimpiade può portare allo sviluppo internazionale, com’era stato per la NBA all’epoca del Dream Team, nel 1992. Per cui a tempo debito starà a loro valutare una brevissima sosta della MLB 2028 per garantire la presenza dei giocatori migliori ai Giochi. La volontà c’è. Il Classic è stato un successo enorme, uno dei maggiori del 2023. I giocatori di MLB si stanno schierando”. Ecco, adesso che anche Milano è stato un trionfo per l’hockey, sublimato dalla finale tra gli arci-rivali Usa e Canada, è arrivato il momento di parlarne con l’omologo-controparte al Cio, ovvero lo Sports Director Pierre Ducrey. Svizzero, al Cio dal 2003 proveniente dalle Nazioni Unite a Ginevra, dove ha lavorato con il Consigliere Speciale del Segretario Generale dell’ONU per la promozione della pace, Ducrey dal 1° luglio 2025 è Direttore Sport, a stretto contatto con le Federazioni Internazionali, gli atleti, i Comitati Organizzatori e le Commissioni Salute, Medicina e Scienza e Programma Olimpico.
Quanto ha giovato ai Giochi Olimpici di Milano Cortina la sfida USA–Canada nell’hockey?
“Milano Cortina 2026 ha beneficiato di una forte visibilità e coinvolgimento grazie alla sfida USA–Canada. Rivalità di questo tipo, insieme alla possibilità di vedere i migliori atleti del mondo competere tra loro, generano un grande interesse, soprattutto quando accade solo ogni quattro anni”.
Ci sono analogie tra la partecipazione dei giocatori NHL nel torneo di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 e la possibilità di avere quelli di MLB a LA28?
“Ci sono alcune analogie, nel senso che entrambe le situazioni implicano un dialogo con grandi leghe professionistiche e le relative associazioni dei giocatori, e che come per la NHL anche la MLB si troverebbe nella situazione di dover interrompere la stagione durante i Giochi Olimpici. In entrambi i casi, l’attenzione del CIO è rivolta a creare le condizioni ideali affinché gli atleti possano vivere la migliore esperienza olimpica possibile, un aspetto che gli atleti provenienti dalle leghe professionistiche indicano costantemente come il più significativo della loro partecipazione ai Giochi”.

Com’è la situazione, attualmente?
“Il CIO guarda con grande favore alla partecipazione dei migliori giocatori di baseball del mondo ai Giochi Olimpici di LA28. Siamo in contatto con il Comitato Organizzatore di LA28 su questo tema. Le discussioni tra WBSC, LA28, MLB e MLBPA stanno procedendo positivamente, anche se resta del lavoro da fare per definire il quadro complessivo. L’attenzione è rivolta all’allineamento dei calendari e delle condizioni, per creare l’ambiente giusto per un vero torneo “best-on-best”, simile a quanto visto con la partecipazione della NHL a Milano Cortina 2026”.
Quanto è strategico per il CIO avere le “superstar” del baseball in campo?
“L’obiettivo del CIO è sempre quello di portare i migliori atleti del mondo sul palcoscenico olimpico. Questo consente di creare un vero evento tra i migliori, elevando sia il livello della competizione sia l’esperienza per il pubblico. La priorità resta offrire sport di altissimo livello, giocato nei contesti olimpici più iconici”.

Il World Baseball Classic è stato un successone. Ma perché qualificava solo le migliori due americane e non concorreva alla possibile qualificazione delle nazionali di altri continenti?
“Il percorso di qualificazione è progettato per garantire un equilibrio globale tra le diverse regioni. Limitare i posti per le Americhe crea opportunità per altre nazioni del baseball, mantenendo il torneo coerente con il numero di squadre previsto”.

I tornei di baseball e softball prevedono solo sei squadre. Come si concilia un formato così limitato con l’ambizione di rappresentare la dimensione globale di questi sport? Si tratta di una scelta tecnica dettata da vincoli organizzativi o di una scelta politica legata alla sostenibilità dei Giochi?
“Baseball e softball hanno una forte diffusione globale, che si riflette nei percorsi di qualificazione inclusivi più che nella dimensione del torneo. Il formato a sei squadre rappresenta un equilibrio pragmatico tra qualità sportiva, esperienza degli atleti e sostenibilità dei Giochi Olimpici. Garantisce la presenza delle migliori squadre, mantenendo al contempo la gestione operativa sostenibile per gli organizzatori”.
Quanto è importante per il CIO garantire un equilibrio geografico rispetto a criteri puramente competitivi?
“Entrambi gli aspetti sono essenziali e non si escludono a vicenda. L’eccellenza competitiva resta il fondamento della qualificazione olimpica, ma l’equilibrio geografico è un principio fondamentale del movimento olimpico, perché consente ai Giochi di riflettere la diversità e l’universalità dello sport globale. L’obiettivo è trovare un equilibrio che garantisca il massimo livello sportivo e al tempo stesso una rappresentanza mondiale degli atleti d’élite”.
Se dovesse convincere un pubblico poco avvezzo al baseball e al softball a seguire i tornei olimpici del 2028, quale sarebbe il suo messaggio chiave?
“Baseball e softball ai Giochi Olimpici offrono qualcosa di immediatamente coinvolgente: ogni lancio e ogni azione possono cambiare il corso della partita. Sono sport seguiti con grande passione in molte parti del mondo, e questa energia si percepirà in ogni momento della competizione. A LA28, i migliori atleti si sfideranno in alcuni degli impianti più iconici di questi sport, ricordando a tutti che rappresentare il proprio Paese porta un’intensità e un’emozione uniche, che si trovano solo ai Giochi”.
Quanto ha giovato ai Giochi Olimpici di Milano Cortina la sfida USA–Canada nell’hockey?
“Milano Cortina 2026 ha beneficiato di una forte visibilità e coinvolgimento grazie alla sfida USA–Canada. Rivalità di questo tipo, insieme alla possibilità di vedere i migliori atleti del mondo competere tra loro, generano un grande interesse, soprattutto quando accade solo ogni quattro anni”.

Che tipo di legacy si aspetta il CIO da baseball e softball dopo LA28, considerando che gli Stati Uniti sono già il principale mercato per questi sport?
“L’ambizione in termini di legacy va ben oltre il mercato statunitense ed è principalmente orientata ad accelerare la partecipazione globale e il coinvolgimento dei giovani nel baseball e nel softball. LA28 rappresenta una piattaforma potente per ispirare nuove generazioni, rafforzare i percorsi di sviluppo nelle regioni emergenti e consolidare la rilevanza internazionale di questi sport. Come si è visto con il recente World Baseball Classic, anche nei mercati più consolidati l’impatto di un evento realmente globale può essere significativo. E i Giochi Olimpici possono amplificare questo effetto su scala ancora maggiore”.
Dal suo punto di vista, sono i Giochi Olimpici ad avere bisogno del baseball a Los Angeles, o è il baseball ad aver bisogno delle Olimpiadi per crescere a livello globale?
“Non si tratta di un’alternativa, ma di una sinergia. Siamo convinti che il baseball a Los Angeles porterà benefici complessivi ai Giochi Olimpici, ma anche che il baseball crescerà ulteriormente a livello globale grazie alla sua presenza alle Olimpiadi”.

Con l’inclusione dei pugili professionisti, dei giocatori NHL e NBA e le trattative in corso con la MLB, il vecchio modello olimpico basato su atleti “dilettanti” sembra ormai superato. Quale sarà la prossima barriera a cadere? State dialogando con altre leghe professionistiche?
“Il nostro obiettivo è chiaro: lavorare con le Federazioni Internazionali e le leghe professionistiche per portare i migliori atleti ai Giochi Olimpici. Questa è oggi l’aspettativa per la competizione olimpica, e stiamo avanzando in questa direzione attraverso una stretta collaborazione all’interno dell’ecosistema di ogni sport”.
Guardando oltre LA28 verso Brisbane 2032, baseball e cricket sono destinati a competere per un posto stabile nel programma olimpico?
“Il programma sportivo di ogni edizione dei Giochi viene valutato in base a diversi criteri: rilevanza globale, attrattività per i giovani, universalità, partecipazione degli atleti, sostenibilità, costi e complessità, oltre al contesto del Paese ospitante. Per Brisbane 2032, baseball e cricket saranno valutati sulla base dei propri meriti, insieme ad altri sport e discipline”.

In che misura football americano e lacrosse soddisfano i criteri di diffusione globale e partecipazione mondiale?
“È importante ricordare che questi sport sono stati proposti dal Comitato Organizzatore di LA28 nel 2023 per rendere il programma sportivo ancora più coinvolgente negli Stati Uniti. Entrambi mostrano una crescente diffusione internazionale: attualmente il football americano è organizzato in quasi 80 Paesi attraverso la Federazione Internazionale, mentre il lacrosse conta circa 95 nazioni membri e ha registrato una forte crescita recente, soprattutto grazie ai programmi giovanili e alla diffusione globale del formato “sixes”. Attendiamo con interesse il loro contributo a LA28 e continueremo a monitorarne lo sviluppo globale”.

Come verrà gestita la boxe a LA28? La nuova federazione internazionale sarà pienamente operativa?
“Sarà completamente gestita dalla federazione internazionale riconosciuta per questo sport — World Boxing — in collaborazione con il Comitato Organizzatore locale, LA28. World Boxing sta già organizzando eventi internazionali, inclusi i recenti Campionati del Mondo”.
Cosa possono fare i Giochi Olimpici per diventare più attrattivi per i tennisti e soprattutto per i golfisti?
“Combinando sedi di livello mondiale con un’esperienza di alto livello per gli atleti, i Giochi Olimpici attraggono già i migliori concorrenti — da Novak Djokovic e Jasmine Paolini nel tennis a Rory McIlroy e Lydia Ko nel golf — molti dei quali apprezzano profondamente l’opportunità di competere per il proprio Paese. Tutti ricordiamo l’emozione mostrata da atleti come Djokovic e Scottie Scheffler dopo aver vinto l’oro a Parigi 2024, a dimostrazione di quanto significhino i Giochi anche per le grandi stelle. Parallelamente, continuiamo a lavorare con le Federazioni Internazionali per ridurre al minimo l’impatto sul calendario, così che gli atleti possano partecipare senza avere svantaggi troppo significativi sulla loro stagione”.

Rivedremo mai la breakdance nel programma olimpico?
“La breakdance, come ogni sport riconosciuto dal CIO, sarà presa in considerazione nell’ambito del processo di revisione del programma per le future edizioni dei Giochi Olimpici”.
Una domanda leggermente fuori tema: abbiamo visto la recente decisione del CIO di reintrodurre lo screening genetico come criterio di idoneità. In che modo questa scelta si inserisce nel quadro più ampio del CIO sulla parità di genere?
“La politica si inserisce in un impegno più ampio per la parità di genere, poiché la categoria femminile esiste per “promuovere l’uguaglianza, valorizzare i valori olimpici e aumentare la visibilità dello sport femminile”. Il CIO crede che proteggere equità, sicurezza e integrità nella competizione di alto livello sia essenziale per garantire che le donne possano competere ad armi pari al massimo livello. La decisione è il risultato di un’ampia revisione e di consultazioni con esperti, con l’obiettivo di rafforzare — e non indebolire — la parità di genere nello sport olimpico”.
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