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    Home»Facts & Insights»Duplantis, intervista: “I record, l’asta, il nome Mondo”

    Duplantis, intervista: “I record, l’asta, il nome Mondo”

    RedazioneBy Redazione04/01/2026Nessun commento5 Mins Read
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    Duplantis, intervista: “I record, l’asta, il nome Mondo”
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    Il re dell’asta non è ancora sazio: “Nel mio sport gli attrezzi sono fermi agli anni 80. Perfezionista? No, agonista. Voglio altri 2 ori olimpici. Mi appassionano Sinner e Alcaraz”


    Andrea Buongiovanni

    Giornalista


    4 gennaio 2026 (modifica alle 10:51) – MILANO

    Il mondo di Mondo in un’ora e più di chiacchierata. Armand Duplantis parla dalla Louisiana, sua patria al pari della Svezia. Discute di sport, di atletica, di salto con l’asta, ma non solo. Con lui si possono allargare gli orizzonti. Ha una profondità e una disponibilità che non sono di tanti campioni. L’occasione è offerta dall’Aips, l’Associazione Internazionale della Stampa Sportiva che, per la seconda volta consecutiva, lo ha scelto quale atleta dell’anno. Alle sue spalle il tennista spagnolo Carlos Alcaraz e il calciatore francese Ousmane Dembele. Mondo sul tetto del mondo.

     Imbattuto in 17 gare (la striscia, aperta dal luglio 2023, è a 41); quattro record del mondo, da 6.27 a 6.30, per un totale di 14; l’oro mondiale all’aperto e al coperto: che cosa chiedere di più al 2025? 

    “Sin da bambino cerco di essere la miglior versione di me stesso. L’obiettivo è spostare i limiti in là un po’ alla volta. Riuscirci è appagante, ma non sognavo di arrivare a tanto”. 

    Qual è la quota massima? 

    “Un passo alla volta, stando in salute e sfruttando condizioni favorevoli, i 6.40 saranno fattibili. È nelle mie capacità, è il traguardo della mia carriera”. 

    Che cosa servirà per arrivare sin lassù? 

    “L’abilità di usare aste più dure e più flessibili, da impugnare più in alto. E una maggior velocità per trasformare l’energia che si produce allo stacco”. 

    Serviranno anche attrezzi più evoluti? 

    “Se ne discute tanto, ma negli ultimi 40 anni non sono cambiati molto. Abbiamo a disposizione quelli che già si usavano negli Anni Ottanta. I materiali, a differenza di quello che è avvenuto in altre specialità, sono rimasti gli stessi. Ci fossero progressi…”. 

    Astisti si nasce o si diventa? 

    “Un po’ e un po’: occorre crescere nell’ambiente giusto, come è successo a me, ma pure avere un’adeguata predisposizione fisica, tecnica e mentale”. 

    Esiste il salto perfetto? 

    “Mai l’ho effettuato, né credo mai l’effettuerò. Ci sarà sempre un dettaglio, un particolare che lo renderà migliorabile. Io, poi, per mia natura sono tutt’altro che un perfezionista. Piuttosto un agonista”. 

    Per la prima volta ha firmato un record del mondo in Svezia, in Diamond League a Stoccolma, e uno nella finale iridata: cosa c’è di più impeccabile? 

    “In entrambe le occasioni, pur grandiose, sono arrivato affaticato al tentativo decisivo. E il salto, seppur riuscito, non è stato esente da sbavature”. 

    Anche nella quotidianità pretende molto da sé? 

    “Nemmeno nella vita di tutti i giorni sono tanto organizzato, vivo di sensazioni. Dovrei invece pianificare le cose con maggior anticipo”. 

    Ha 26 anni e ha già vinto tutto: fino a quando la vedremo in pedana? 

    “Fino a quando mi divertirò e il fisico me lo permetterà. Diciamo che, conquistati due ori olimpici, mi piacerebbe farne miei almeno altri due”. 

    Misure e titoli a parte, quali altri risultati insegue? 

    “Vorrei che il salto con l’asta diventasse sempre più popolare. Per questo, per esempio, mi piacerebbe gareggiare in Africa o in America Latina, dove ho saltato solo ai Mondiali allievi 2015, in Colombia”. 

    Ha in programma altri eventi come il 100 spettacolo contro Karsten Warholm di Zurigo nel 2024? 

    “Al momento no, ma con lui o altri mi piacerebbe rifare qualcosa di analogo. Crea interesse e se c’è una sfida da affrontare, sarò sempre pronto”. 

    Che cosa prevede il suo calendario? 

    “Il mirino è puntato sui Mondiali indoor di Torun (20-22 marzo, ndr). È la città polacca dove, nel 2020, con 6.17 ho firmato il mio primo record del mondo. Tornerò in quello stadio molto volentieri. In preparazione gareggerò a Clermont-Ferrand, a casa di Renaud Lavillenie, il 22 febbraio e nella mia Uppsala, nel Mondo Classic, il 12 marzo”. 

    E guardando più avanti? 

    “Quest’anno punto agli Europei di Birmingham e all’Ultimate Championship di Budapest, di cui sono ambassador. È giusto provare format diversi e innovativi: sono molto curioso di verificare gli esiti della nuova rassegna”. 

    Crede che il greco Emmanouil Karalis potrà mai impensierirla? 

    “Io e Manolo siamo amici da una decina d’anni: è reduce da una grande stagione, forse la migliore di sempre, escludendo le mie, ma comprendendo quelle di Bubka e Lavillenie. Mi ha spesso impegnato e sono sicuro che crescerà ancora: è un degno avversario”. 

    Fuori dall’atletica, invece, a cosa guarda? 

    “Presto sposerò Desiré: insieme ai miei genitori, anche miei allenatori, è la persona più importante della mia vita. Mi auguro di essere un buon partner e che il fuoco tra noi non si spenga mai. Un giorno, poi, spero di diventare papà e di essere all’altezza, il migliore di tutti”. 

    “A breve, dopo il successo di Bop, il mio primo singolo, usciranno altri brani da me interpretati. Ne ho pronti a decine. È un’attività che mi coinvolge e che mi permette di staccare la spina dall’atletica”. 

    “Ultimamente il tennis: gli incontri tra Alcaraz e Sinner mi conquistano”. 

    Quando la rivedremo in Italia? 

    “Presto, è un Paese che amo. Le devo anche il mio nome, Mondo. Quando mio padre viveva a Westwego, un sobborgo di New Orleans, aveva un caro amico, suo testimone di nozze, di origini siciliane: è stato lui ad affibbiarmelo. E non so perché”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA



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