Un velocista che ha imparato a battere anche i fondisti distance. Chicco, poliziotto valdostano di 35 anni, ha vinto in Coppa del Mondo (16) e partecipato a due Olimpiadi nella stessa specialità e con tecnica diversa (a PyongChang 2018 in classico, a Pechino 2022 in pattinato)
Il fondista che coglie sempre l’attimo. Federico Pellegrino non fa niente per caso, da sempre. È nato già grande, poi da ragazzino suona nella banda di Nus: ha imparato così come suonare gli avversari. Avrebbe potuto fare il calciatore, ma a un certo punto mamma e papà gli dissero: deciditi quale sport fare. E lui scelse di fare il fondista. E da fondista, quando diventò il primo non scandinavo a conquistare la Coppa del Mondo specialità sprint, la depositò nel museo dello Juventus Stadium, la sua squadra del cuore. Un trofeo vinto nel 2016 e ribadito nel 2021 mentre nel 2023 chiuse la stagione anche da terzo assoluto della generale.
palmares
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Un velocista che ha imparato a battere anche i fondisti distance. Nessuno come Chicco, poliziotto valdostano di 35 anni, ha vinto in Coppa del Mondo (16), con due Olimpiadi in cui ha colto l’attimo nella stessa specialità e con tecnica diversa (a PyongChang 2018 in classico, a Pechino 2022 in pattinato). Campione mondiale nel 2017 battendo il norvegese Klaebo, il dio del fondo, dal 2015 ha cominciato a frequentare il podio iridato (7 medaglie) da solo e in coppia (prima con Noeckler, poi con De Fabiani). Nella sua prima Olimpiade a Sochi si portò un libro di Valerio Manfredi, “Il mio nome è nessuno”, e lui nelle risposte ai giornalisti ancora giovane diceva “Sono nessuno ma diventerò qualcuno”. A 18 anni a Davos si prese la prima finale in mezzo ai grandi, ora è il grande vecchio del fondo mondiale, capace di attraversare diverse generazioni: è passato dalle sfide a Petter Northug a quelle con Klaebo. Lui contro lo strapotere norvegese: quanto avrebbe potuto vincere di più senza Kalebo?
felice
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Ma Chicco non ha rimpianti, ha sempre fatto tutto con il suo modo strategico e scrupolosissimo come pochi di preparare gli eventi, con il cuscino come portafortuna, con il rito della ricognizione. E con una felicità dentro che si porta da sempre nel cuore: la sua Greta, ex sprinter azzurra, che lo ha reso papà di Alexis e Fabien. E tutto questo non gli fa sentire la fatica: “Mi sento in dovere di essere sempre sul pezzo, presente, nell’allenamento e fare al meglio il lavoro, per garantirmi più tempo fuori e predispormi a una vita diversa”. Rappresentante atleti nel Coni, prenderà la laurea in Economia, si dedicherà con la moglie ad un business turistico nella sua Val d’Aosta. Non fa mai nulla per caso. Quando il fondo uscì al top dai Giochi di Torino 2006 nessuno avrebbe potuto immaginare che a salvare nei decenni successivi la seconda disciplina a cinque cerchi, sarebbe stato questo Chicco delle meraviglie ma sempre discreto, mai una parola fuori posto, un aggettivo sbagliato. “Il movimento sulle mie spalle? Ho sempre cercato di dare il mio contributo per far sì che anche i miei compagni di squadra che si allenavano con me d’inverno potessero riuscire a crescere. Il mio dovere l’ho fatto. Quello che sicuramente è cambiato adesso è il lavoro atletico, il lavoro con l’allenatore tedesco Cramer, grazie al quale sono tornato sul podio olimpico. A livello mentale mi ha dato e cambiato tanto, mi ha fatto chiudere il cerchio di come funziona il mondo e fatto capire quali sono i limiti dello sci di fondo italiano”. Chicco per uno. Chicco per tutti.
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