Francesca, regina della pista lunga: “A Heerenveen, in Olanda, proverò a conquistare una medaglia che ancora mi manca. Poi penso al futuro, sempre nello sport come dirigente o promotrice”
Se Enrico Fabris era stato “L’uomo di Torino 2006”, Francesca Lollobrigida è “La donna di Milano Cortina 2026”. La bistrattata pista lunga, vent’anni dopo, resta miniera dello sport italiano. Solo Federica Brignone – le cui imprese vanno oltre la storia – ha eguagliato il bottino della mamma romana: due ori. La Lollo, nell’Olimpiade dei record azzurri, ha lasciato il segno. Anche per il modo di porsi.

Francesca Lollobrigida
Classe 1991
Prima dei 2 ori a Milano Cortina, aveva conquistato un argento (3000) e un bronzo (Mass start) a Pechino 2022
Francesca, Tommy ha capito cos’è successo?
“No, è ancora troppo piccolo. Di certo è felice che adesso possa stare un po’ più con lui. In queste ore è appiccicoso e coccoloso come non mai”.
È per lui che ha saltato la cerimonia di chiusura?
“Mi è dispiaciuto molto, ma non potevo chiedergli un altro sacrificio. In mattinata siamo tornati a Ladispoli in auto, con tanto di bici e rulli a bordo”.
Lollo, che Olimpiade è stata?
“Straordinaria e non parlo solo per me. Gareggiare in casa è una gran fortuna, un’occasione rara. Grazie al pubblico, l’abbiamo sfruttata al meglio”.
Mi è dispiaciuto saltare la Cerimonia di chiusura, ma non potevo chiedere a mio figlio un altro sacrificio. Al mattino siamo tornati a Ladispoli in auto
“Alla perfezione: organizzazione, trasporti, servizio d’ordine, volontari. L’atmosfera al Villaggio era tranquilla e bellissima. E in mensa, dove ci si incontra, c’era un senso di cordialità tutto italiano”.
Nemmeno un aspetto negativo?
“Beh, da romana, il clima invernale di Milano non è il massimo. Nei due o tre giorni di sole, tutti fuori come le lucertole… E poi, per colpa di un incidente, una volta siamo rimasti intrappolati nel traffico. Ma Roma, in questo senso, è ben peggio”.
Il costo dei biglietti non era troppo elevato?
“Cominciamo col dire che per assistere a gare del nostro sport è giusto pagare. Non avviene spesso. Sui prezzi non entro nel merito: non so quali siano le logiche che portano a determinarli. Ringrazio la Fisg: a tutti i propri atleti ha regalato un pass”.
Qual è stata l’atleta che più l’ha coinvolta?
“Come si fa a non citare Federica? La sua storia è d’esempio. Anche del fatto che, per stare al vertice, serve l’aiuto di tanti e da soli si può poco. E poi Arianna Fontana, la mia vicina di casa”.
Ora ai Mondiali sarà una festa. Giochi a Roma? Sarebbe fighissimo…
“Lo ripeto: il gioco di squadra è fondamentale. Tommy, mio marito, mia sorella, la mia famiglia, la federazione, la mia Aeronautica, i miei compagni di squadra: senza uno di loro non sarei qui”.
Tutto bello, tutto da ricordare, ma il vostro problema dell’impiantistica resterà irrisolto.
“Bene se a Rho Fiera sorgerà una nuova struttura per gli altri sport del ghiaccio. La nostra situazione è più complessa. Per allenarci, per esempio, ci servono tanti chilometri di strade o piste ciclabili”.
Quale, allora, l’eredità di Milano Cortina 2026?
“La speranza è che, come accaduto a me con Torino 2006, a tanti giovani, magari già rotellisti, sia venuta voglia di provare la nostra disciplina”.
L’immagine di lei con Tommy in braccio dopo il successo nei 3000 ha fatto il giro del mondo.
“Sono la mamma che in pista ha quel cappuccetto in testa e gli strani occhiali. Che gioia”.
Nessun rimpianto per il 4° posto nella Mass Start di sabato?
“Ma no, avevo già tirato fuori quello che non avevo. Ho risentito delle gare precedenti, soprattutto dei 5000 affrontati praticamente da sola, vinti più di testa che di gambe, con un finale così faticoso che non dimenticherò mai”.
La Sablikova, che era in coppia con lei, stava male e ha desistito subito: avrebbe dovuto rinunciare?
“No, perché? È stata una grandissima. Era giusto che calcasse un’ultima volta la scena olimpica”.
Come vedrebbe una candidatura di Roma per un’edizione dei Giochi estivi?
“Con grande favore. Sarei entusiasta, sarebbe fighissimo. Troverei subito un ruolo”.
Ma la prossima stagione la rivedremo in pista?
“Ho dato tutto: vorrei allargare la famiglia”.
Appenderà quindi i pattini al chiodo?
“Tra due weekend, in quella mecca della pista lunga che è Heerenveen, in Olanda, farò i Mondiali allround. Partiremo già domenica. È l’unica rassegna nella quale non ho vinto medaglie. Sarà soprattutto una festa: quel pubblico stravede per il pattinaggio velocità e per tutti i suoi campioni”.
A Heerenveen ha anche abitato…
“Tra il 2012 e il 2017, per sei mesi all’anno, quando mi allenavo da sola. Può essere un luogo magico”.
Già, perché il suo rapporto con la Fisg e il dt Maurizio Marchetto non è sempre stato idilliaco.
“L’ho conosciuto a 17 anni, al mio primo raduno. Diciamo che abbiamo due caratteri forti. Ma nel tempo siamo entrambi maturati e il rispetto è sempre stato reciproco”.
Nel vostro abbraccio dopo i suoi trionfi non c’era tanto di più?
“Beh sì, anche affetto e commozione. In autunno, quando le cose non andavano, soffriva più di me”.
È sempre un vulcano in eruzione, una contagiosa forza della natura: dove trova tutte quelle energie?
“Sono una donna con la coscienza a posto. Tranquilla, rilassata e fortunata”.
Ha pensato a cosa farà da grande?
“Ho passato una vita intera nello sport, vorrei continuare. Non come allenatrice: sarei troppo esigente. Come dirigente o promotrice”.
Di cosa, oggi, va più orgogliosa?
“Di aver conquistato un pezzetto di cuore degli italiani e di aver dimostrato che essere mamme e riuscire insieme altre attività, se aiutate, è possibile. Noi donne possiamo essere invincibili”.
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