Le azzurre sono per la prima volta nella storia ai quarti dei Giochi invernali anche grazie ai gol della 19enne comasca, che gioca negli Usa a Penn State. L’esperienza in Svizzera il segreto di una ragazza di ferro
Suona la sirena e una marea di maglie azzurre invade la pista della Milano Rho Ice Hockey Arena: l’Italia femminile è ai quarti di finale dei Giochi olimpici invernali per la prima volta nella storia (uomini compresi). Sulle immancabili note di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri si canta, si balla, ci si emoziona. Decisiva la vittoria sofferta, ma meritata, per 3-2 contro il Giappone dopo il 4-1 nella partita d’esordio contro la Francia. I primi due gol portano la firma di Matilde Fantin, già protagonista di una meravigliosa rete contro le transalpine. Sulle tribune del (provvisorio?) palazzetto in Fiera c’è tutta la famiglia della 19enne comasca, compresi i nonni materni Vilma e Piero: non capita tutti i giorni di tifare per una nipote alle Olimpiadi casalinghe. “È bellissimo, un’emozione veramente indescrivibile. Siamo felicissimi per lei e contenti anche per noi”, dice la madre di Matilde, Patrizia, circondata anche dagli zii. Il “clan Fantin” è completato dal padre Damiano, ex giocatore di hockey a Como, e dalla sorella Margherita, due anni più grande, studentessa di Scienze politiche a Milano. “Matilde ha cominciato a giocare da bambina, incuriosita dalle mie foto – racconta il papà – Abitiamo a pochi metri dal palazzetto del ghiaccio di Casate e ha iniziato a pattinare così. Ha provato anche molti altri sport, ginnastica ritmica, tennis, nuoto e basket, ma l’hockey è sempre stato il suo preferito”.
