Romano, quartiere Portuense, un fratello calciatore e una passione subito instradata da un’altra leggenda dello sport azzurro, Romeo Neri. Ma Franco ha davvero cambiato la sua disciplina: senza di lui tanti campioni non sarebbero diventati tali
Un uomo che volteggiava, nella maniera più elegante possibile, per dare lustro a un Paese che s’era appena rialzato a fatica. Le Medaglie, cinque in tre Olimpiadi, finirono sull’almanacco. La levità dei gesti, però, si consegna all’immortalità più e oltre di ogni bacheca. Perché esiste una forma di eleganza che non è sufficiente definire elegante: bisogna spogliare la descrizione degli orpelli consueti e far parlare i gesti, a maggior ragione quelli quelli che l’uomo rinnova, incarnando una evoluzione delle possibilità umane in senso lato, forse senza nemmeno rendersene conto sul momento. Franco Menichelli, nato a Roma il 3 agosto 1941, nel quartiere Portuense, è stato semplicemente, con quella grandiosità che è propria della naturalezza dei fuoriclasse, uno dei più grandi atleti che l’Italia abbia mai espresso. In senso assoluto, prima di riferirci allo specifico della ginnastica.
