Venerdì il bronzo, oggi la snowboarder ritorna in gara nel cross a squadre: “Sofia s’è mangiata un po’ le mani per il super G ma ha dimostrato ancora di essere una grande atleta. Io mi sono costruita una vita oltre lo snow, e quando vorrò smettere…”
La collezione è completa ma Michela non ha ancora finito. Oggi Moioli sarà di nuovo in gara a Livigno, nello snowboard cross a squadre, per cercare di vincere una quarta storica medaglia dopo l’oro a PyeongChang 2018, l’argento a Pechino 2022 e il bronzo a Milano Cortina 2026, arrivato due giorni dopo un incidente in allenamento che mercoledì aveva spaventato tutti, lei compresa. Ma Michela ha un motto: Moioli never dies. E così ha fatto.

Michela Moioli
snowboard
È nata ad Alzano Lombardo (Bergamo) il 17 luglio 1995. Ai Giochi 2018 vince l’oro, a Pechino 2022 l’argento e a Milano Cortina il bronzo
“Le botte iniziano a farsi sentire. Prima della gara avevo l’adrenalina come alleata, invece il giorno dopo quando è calata sono usciti tutti i dolori e anche la stanchezza. Penso sia normale, anche perché quando sono andata a dormire dopo la gara ero talmente felice da non riuscire a chiudere gli occhi”.
Quando si è svegliata ha capito cos’era successo?
“La medaglia è stata la prima cosa che ho visto perché ho dormito con quella addosso. La volevo moltissimo, questi Giochi in Italia sono qualcosa a cui penso e per cui lavoro da tanti anni e sembravano non arrivare mai. Poi c’è stato l’incidente di mercoledì che ha reso gli ultimi giorni ancora più agitati”.

Cosa si ricorda dell’incidente?
“Ho impressa l’immagine della snowboarder davanti a me che cade e io che non posso fare niente, freno e cado di faccia. Mi ricordo che mi mancava completamente il respiro. E poi il dolore al volto misto al senso di vomito: mi hanno messa sul toboga e caricata in elicottero per portarmi in ospedale e fare tutti gli esami del caso. C’era da scongiurare qualsiasi rottura ma alla fine il mio corpo si è ripreso in fretta”.
La sua famiglia è venuta in ospedale, questo l’ha tranquillizzata?
“Non molto, perché in quel momento niente poteva farlo. Ero molto felice che fossero lì, ma ero scossa e quando li ho visti ho pensato: ‘Ecco, loro sono venuti qui per me e io non potrò correre. Il mio sogno è finito e loro perderanno solo tempo’. Fortunatamente non è andata così”.
Quando ha capito invece di potercela fare?
“Il pomeriggio prima della gara. Ho fatto una passeggiata e riattivato il corpo, questo mi ha fatta dire: ‘Ok Michi, ci sei. Sei in piedi, ce la puoi fare’. E mi sono convinta che anche se non sarei stata al massimo come avrei voluto niente mi avrebbe fermata dall’andare al cancelletto e provarci”.
Questo bronzo poteva già arrivare a Sochi 2014, quando in finale si ruppe il ginocchio. Cosa direbbe oggi a quella Michela?
“Di non arrendersi. Che quel bronzo magari non è arrivato a 18 anni a Sochi ma è arrivato a 30 in Italia, che è molto meglio! Va bene così, la ruota della fortuna gira, il karma esiste e tutto poi acquisisce un senso”.

Il suo motto è “mola mia”, non si molla mai. Ma c’è qualche volta in cui ha pensato di non farcela?
“Certo, tantissime. Forse là fuori ci sono degli atleti che sono delle macchine ma io non sono così. Le difficoltà sono arrivare con i problemi fisici ma soprattutto con quelli più personali: quando sono cresciuta ho dovuto imparare a crearmi un ambiente fuori da quello sportivo, ad essere una donna con delle passioni che vanno al di là dello snowboard”.
Anche la sua amica Sofia Goggia ha completato la collezione di medaglie con il bronzo di questi Giochi: vi siete sentite?
“Sì, ci siamo sentite dopo la mia gara. Penso che anche per lei si sia chiuso un cerchio importante con questa medaglia, è stata bravissima. So che si è mangiata un po’ le mani per come è andato il Super G ma non importa, ha dimostrato ancora una volta di essere una grandissima atleta”.
C’è un’impresa di queste Olimpiadi che l’ha toccata in particolare?
“Sicuramente il bronzo di Lucia Dalmasso nello snowboard alpino, ha fatto qualcosa di storico. E poi il primo oro di Francesca Lollobrigida è stato molto emozionante, ma anche quello di Federica Brignone, che è stata leggendaria. Poi, più che le medaglie e i successi, io amo quando da questi momenti emerge il senso del gruppo”.

“L’immagine più bella di questi Giochi per me è Luca Spechenhauser che dopo la vittoria nella staffetta mista dello short track prende sulle spalle Martina Valcepina, assente per infortunio. Come a dire che quella medaglia era anche un po’ sua”.
Oggi sarà in gara nel cross a squadre, poi i suoi Giochi saranno finiti. Ha già pensato a cosa fare?
“Quattro anni fa, dopo l’Olimpiade ho commesso l’errore di non concedermi del tempo per me. Adesso ho imparato a farlo e sicuramente tra le prime cose che farò ci sarà surfare e pedalare. Non vedo l’ora di farmi un bel giro in bici a mente sgombra”.
Riesce a immaginare una Michela dopo lo snowboard?
“Ci penso tutti i giorni. Al momento so che c’è una Michela oltre lo snowboard: un’amica, una figlia, una zia, una studentessa, una maestra di snow. So di aver costruito un mondo fuori dal mio sport, ma non so ancora chi sono senza lo snowboard: quando deciderò di smettere, che sia tra un anno o tra dieci, penso mi si apriranno delle porte e allora capirò che cosa fare e chi essere”.
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