La neve facile è nemica degli atleti, mentre sciare sul duro fa molta scrematura sugli atleti. Questo è importante anche sulla preparazione degli sci
“La neve è un po’ troppo facile in questi giorni, speriamo per la gara sia più dura”. Giovanni Franzoni parlava così al parterre della pista Stelvio di Bormio, teatro delle gare di sci alpino maschile (ma anche di skimo) per i Giochi di Milano Cortina 2026. Ma cosa si intende esattamente per “neve facile” e “neve difficile”? È un gergo che usano gli atleti, un’espressione che può apparire chiara ma può anche trarre in inganno.
neve facile
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Intanto chiariamo subito: la neve morbida e polverosa, anche poco bagnata e che tanto piace agli sciatori “della domenica”, anche se di livello tecnico elevato, non è l’ideale per nessun atleta. Una neve morbida, anche se indurita e compattata dai gatti delle nevi, diventa problematica per gli atleti: con una tecnica aggressiva e una forza fisica notevole, gli sciatori da gara incidono molto il fondo con le lamine, e il tracciato tende a rovinarsi velocemente con formazione di buche e sconnessioni impreviste se trova una neve poco resistente. In più la neve morbida tende a grippare di più lo sci al passaggio, ecco perché viene anche detta “aggressiva”. Come spiega Marta Antonioli, ex discesista azzurra di Coppa del Mondo, oggi allenatrice in uno sci club nella sua Bormio, c’è poi un altro motivo per cui la neve facile è nemica degli atleti: “Sul morbido, senti meno lo sci, le sue vibrazioni al passaggio. Un atleta, specie nelle discipline veloci, ha bisogno di percepire ogni variazione sugli appoggi. Non esiste uno sciatore professionista che ami la neve facile, cioé che la preferisca alle piste barrate”.
neve barrata
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In questi giorni a Bormio ha nevicato a intermittenza, e gli addetti alle piste hanno svolto un lavoro egregio per pulire a mano la pista, senza far salire i gatti delle nevi che avrebbero rischiato di spaccare il fondo. Pulire la pista serve a togliere quella patina morbida che diventa pericolosa a certe velocità. Perché ai campioni serve il ghiaccio: “C’è un discorso di sensibilità”, ripete Antonioli, “e c’è una questione di selezione. Sciare sul duro fa tanta scrematura tra i concorrenti, diciamo che riduce il rischio di sorprese. In genere sul ghiaccio, a questo livello, vincono i campioni”. Il fondo viene compattato con i gatti, poi lavorato spruzzando acqua – anche in grande quantità se necessario – che con le basse temperature ghiaccia e compatta anche la neve sottostante. In più, il tracciato viene lavorato passandoci sopra barre metalliche molto larghe (da qui il nome della tecnica) e dotate di piccoli fori a siringa che instillano acqua sotto il manto superficiale e ne favoriscono l’indurimento.
preparare gli sci
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C’è un altro aspetto da considerare, riguardo alle gare olimpiche. Di solito a Bormio si gareggia a fine dicembre (è capitato che fosse sede di recuperi di altre gare a inizio gennaio, per esempio nel 2013), quando magari c’è meno neve naturale ma molto compatta, davvero ghiaccio vivo. Sciare sulla Stelvio barrata per le gare, con sci normali, è davvero un’impresa anche per sciatori provetti. “A febbraio, come per l’Olimpiade, gli atleti trovano una luce migliore ma più neve naturale che ha maggiore tendenza ad ammorbidirsi, se le temperature non scendono abbastanza di notte”, sottolinea Antonioli. Conseguenza: “Anche certe sconnessioni della Stelvio, per esempio sui salti, che gli atleti hanno memorizzato in anni di gare, possono risultare diverse. Possono diventare un fattore in gara”. Ma cambia la preparazione degli sci? La risposta è sì, soprattutto sul filo della lamina: gli skimen, se c’è ghiaccio, affilano le lamine metalliche in maniera accentuata per consentire la tenuta sullo spigolo dello sci, mentre su neve facile smussano l’angolo in modo da creare meno grip in fase di curva o diagonale come la Carcentina. “Si lavora anche sulla sciolina, che gli skimen applicano considerando l’umidità e la temperatura della neve, che può essere significativamente diversa rispetto all’aria. E poi c’è… l’esperienza!”, conclude Marta.
glossario
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Insomma, i concetti da ricordare per capire il gergo, sono due: neve facile vuol dire morbida, che si “scava” se molto sollecitata con la forza (avete mai visto le cosce degli sciatori pro?); neve difficile vuol dire fondo compatto e ghiacciato, su cui si vola veloci e sul quale si sente ogni minima vibrazione dello sci. Una sensibilità che a 140 all’ora è quantomeno necessaria…
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