Nonostante il dominio dei canadesi, Sullivan schianta i rivali di sempre. Makar risponde a Boldy, ma nell’overtime Hughes gela Binnington per il 2-1 finale e regala agli Stati Uniti un trionfo atteso dal 1980
“Wait is over”. A 46 anni dal Miracolo di Salt Lake City gli Stati Uniti tornano a vincere un oro olimpico, il terzo di sempre. Il conto storico dei trionfi resta sempre a vantaggio degli arcirivali, che di ori ne hanno collezionati 9, ma “l’attesa è finita”. Il trionfo di Milano verrà ricordato a lungo da chi fa dell’hockey una passione perché la finale è stata magnifica, rispondendo a ciascuna delle aspettative sollevate da un evento globale, il più atteso in assoluto dei Giochi. Una battaglia, ricca di scontri fisici oltre che verbali (ma sgombra da risse a differenza di quanto è consentito nella Lega migliore del mondo) e un confronto tecnico ai massimi livelli. A deciderla il centro dei New Jersey Devils, il 24enne Jack Hughes dopo 1’41” di supplementare. È lui l’eroe nazionale. Lo attende al più presto la Casa Bianca e Trump. Che spettacolo si è perso The Donald…
assedio
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Lo scontro è stato degno di una delle più grandi rivalità dello sport. Una battaglia autentica. A spezzarla in due tronconi è quanto accade dopo 6 minuti: Matt Boldy accelera vincendo il confronto con Toews e infila Binnington. 1-0 Stati Uniti e tifosi canadesi, in grande maggioranza, di sasso. La partita prende la piega migliore per la squadra di Mike Sullivan. Il goalie Connor Hellebuyck dei Winnipeg Jets diventa il bersaglio dell’assedio canadese, che paga la mancanza di Sidney Crosby, il capitano fermato dall’infortunio capitato nei quarti contro la Cechia. Il muro a stelle strisce cede solo al tramonto del secondo periodo, dopo aver attraversato la “crisi” della doppia inferiorità numerica causata dal viaggio in panca puniti di McAvoy e Guentzel al 29’. Tocca a Cale Makar pareggiare i conti al 39’, ed è un gol accolto come un sollievo dopo 25 tiri senza esito.
supplementare
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La miccia che accende i canadesi scatena una pioggia di shots (tiri) su Connor Hellebuyck. Il goalie statunitense le prende tutte e dove non arriva lui ci pensano gli errori degli altri, come quello di Nathan MacKinnon poco oltre la metà dell’ultimo periodo, a porta vuota. Il duello sul ghiaccio infuria senza trovare un vincitore, non c’è power play che tenga, l’equilibrio è nel punteggio anche se i tiri dicono 41-26 per i canadesi. L’overtime è la logica conclusione dell’evento, anche perché dopo due ore e mezza dall’inizio il fuso orario diventa più comodo anche dall’altra parte del mondo. È quasi ora di pranzo a Toronto e Washington quando Hughes infila il disco nella porta scatenando una festa attesa da generazioni di statunitensi. Gli eroi del Miracle on Ice finalmente non sono più soli.
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