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    Home»Winter Sports»Olimpiadi, il Cio non ha escluso la combinata nordica. Si è esclusa da sola dai Giochi 2030

    Olimpiadi, il Cio non ha escluso la combinata nordica. Si è esclusa da sola dai Giochi 2030

    RedazioneBy Redazione14/07/2026Nessun commento6 Mins Read
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    Olimpiadi, il Cio non ha escluso la combinata nordica. Si è esclusa da sola dai Giochi 2030
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    È passata sostanzialmente una settimana dal giorno in cui il Comitato Olimpico Internazionale ha comunicato la propria decisione di escludere la combinata nordica dal programma dei Giochi delle Alpi Francesi 2030. Ovviamente non sono mancate le reazioni da parte degli addetti ai lavori del settore e di atleti di altri sport, solidali con i loro colleghi, ‘diseredati’ dalla famiglia a Cinque cerchi.

    Per questo è doveroso effettuare un “ritorno” sulla vicenda, andando a sottolineare come tutti stiano facendo fuoco sul bersaglio sbagliato, sparando i loro strali contro il Cio. Lungi da chi scrive voler difendere uno degli organi di governo sportivo più discutibili e meno limpidi nel panorama globale. Tuttavia, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e a Cristo quel che è di Cristo.

    Signore e signori, parliamoci chiaro. L’esclusione di una disciplina dal programma dei Giochi è una decisione di portata enorme, soprattutto se si tratta di uno sport presente sin dall’edizione inaugurale di quelli invernali. Pertanto, anziché stracciarsi le vesti (a latte versato) e inveire contro il “Lupo cattivo di Losanna”, bisognerebbe porsi un quesito. Indispensabile, perché “sapere” non significa “capire”.

    Dunque, se si vuole capire, ci si dovrebbe fermare ed effettuare un ragionamento molto semplice sul tema. “Come si è arrivati a questo punto?”. Perché se il Cio – che se avesse una madre sarebbe pronto a venderla pur di avere un ritorno economico e mediatico, ma non avendola ha ceduto tutti i propri asset, anima compresa – ha messo alla porta la combinata nordica, evidentemente avrà avuto le sue ragioni.

    Perchè la verità è che l’anima, il Cio, la vendette già il 18 settembre 1990, quando assegnò i Giochi del centenario del 1996 ad Atlanta e alla Coca Cola, anziché conferirli ad Atene come sarebbe stato sacrosanto; e non esiste risarcimento per lo scempio compiuto quel giorno di 36 anni orsono, quando l’olimpismo cedette definitvamente il passo al profitto.

    Ebbene, un ragionamento la cui matrice è esclusivamente il profitto, è cinico e squallido. Però, contemporaneamente, ha il pregio di essere illuminante e, a suo modo, sincero. La combinata nordica è stata esclusa perché, ormai, era diventata un ramo secco, incapace di produrre qualsiasi frutto. Un processo cominciato da tempo e che nessuno, tra coloro i quali oggi urlano e piangono disperati, ha voluto (o potuto) interrompere.

    Se già quindici anni fa Jason Lamy-Chappuis, ai tempi l’atleta più forte in assoluto, diceva “dobbiamo lavorare affinché questa disciplina possa fare più presa sul pubblico” e già dieci anni fa le aziende produttrici di sci non fornivano le prime scelte ai combinatisti, perché la combinata nordica “non interessava e non aveva seguito”, evidentemente i campanelli d’allarme avevano cominciato a suonare, trasformandosi poi in sirene.

    Inoltre, cosa si imputa al Cio? Il Comitato Olimpico Internazionale era stato chiarissimo già nel 2023. “La combinata nordica resta nel programma di Milano Cortina 2026 solo perché è troppo tardi per toglierla. Sappiatelo e muovetevi di conseguenza. O cambiate rotta, dimostrando di essere degni dei Giochi del XXI secolo, oppure per il 2030 vi accomodate alla porta”. Si soleva dire “uomo avvisato mezzo salvato”. Purtroppo per la combinata nordica, non è bastato.

    Come si è arrivati a questo punto? Perché chi gestisce la combinata nordica ha sbagliato per lustri tutte le proprie mosse, andando in una direzione opposta a quella della popolarità e della comprensione della disciplina. Dinamica ancor più grave, ha sbagliato tutte le mosse dopo l’ultimatum del Cio.

    Innanzitutto la strategia difensiva, cavalcando “la parità sessuale” come argomento forte per restare nel programma dei Giochi. Un argomento privo di pregnanza, poiché il Comitato Olimpico Internazionale l’aveva già garantita nel 2023, spiegando che se la combinata si fosse salvata, allora sarebbero entrate anche le donne. Viceversa, tutti a casa, maschietti e femminucce.

    Inoltre si è fatto di tutto per scavarsi la fossa. Rispolverare dalla soffitta la mass start è stato un errore madornale. Un format anti-spettacolare, di difficile comprensione per lo spettatore e scarsamente vendibile a livello televisivo. Come se non bastasse, ogni briciolo di credibilità è stato polverizzato con comportamenti ai confini della realtà.

    Stucchevole è stato il patetico legal drama successivo alla prova a squadre miste dei Mondiali di Trondheim, durante il quale sono state impiegate due ore per confermare il risultato della pista, ma nel frattempo in direzione gara venivano chiamati e richiamati tecnici e atleti, il tutto a favore di telecamera, per vivisezionare la moviola della volata per la medaglia di bronzo, durante la quale non era accaduto nulla di irregolare. Uno show montato ad arte pur di avere visibilità, senza tuttavia ottenerla.

    A proposito di montaggi ad arte. Vogliamo parlare degli osceni “taglia e incolla” effettuati lo scorso inverno, quando per avere dei risultati di mass start cancellate dal maltempo, si prendevano dei risultati di segmenti di salto disputati il giorno prima e li si appiccicava all’esito di segmenti di fondo tenutisi in mattinata?

    Il PCR è stata un’innovazione riuscitissima, ma come base per disputare gare che abbiano il salto prima del fondo. Viceversa, non si può pensare di prendere punteggi di un salto tenutosi al giovedì e aggiungerli ai tempi di una prova sugli sci stretti del venerdì. Il concetto stesso di mass start presuppone che il fondo si disputi prima del salto! Quanto fatto ha prodotto autentiche “gare Frankenstein”, ossia competizioni messe assieme prendendo pezzi qua e là. Quelli citati sono stati solo gli episodi più clamorosi. Se ne potrebbero aggiungere molti altri.

    Martedì 7 luglio 2026, il Cio si è preso la briga di sollevare le spoglie della combinata nordica e di metterle nella fossa che la combinata nordica si era già scavata da sola. Né più, né meno. Ecco come si è arrivati questo punto. A chi non si da’ pace per l’esclusione della combinata nordica, allora si vuole dare un consiglio.

    Avete ragione a essere infuriati, ma dovreste esserlo con chi da anni ha preparato la tomba nella quale la disciplina è stata messa. Ossia chi l’ha gestita. Se, in ambito FIS, non verrà fatta tabula rasa del management e non si ripartirà da chi la combinata nordica l’ha praticata in tempi recenti, allora non ci sarà alcuna speranza per il futuro.

    Al contrario, potrebbe esserci un barlume di resurrezione. Perché se il Comitato Olimpico Internazionale ragiona in termini di profitto, rendere questa disciplina profittevole sarebbe la base per un eventuale reintegro nella famiglia a Cinque cerchi.

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