Venerdì sera l’apertura a Verona con Mattarella. Si assegnano 79 titoli: 39 maschili, 35 femminili, 5 misti. Sono attese 56 nazioni, 42 gli azzurri in gara
Ci saranno sciatori ciechi che scenderanno in discesa libera a oltre 100 km all’ora, oppure hockeisti paraplegici che si siederanno su uno slittino con delle lame sotto e colpiranno il disco spingendosi sul ghiaccio, o ancora atleti amputati a gambe o braccia che faranno evoluzioni spettacolari in snowboard o sulle nevi dello sci alpino o del fondo, magari seduti dentro una scocca con uno sci sotto a passare fra i pali dello slalom, oppure campionesse in carrozzina che manderanno la pietra che scivola sul ghiaccio con precisione millimetrica. Accadrà tutto questo – e molto d’altro – fra Milano, Cortina e la Val di Fiemme, pochi giorni dopo il grande spettacolo dell’Olimpiade invernale che ha emozionato il mondo.
la cerimonia
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Le luci del grande sport non si spegneranno, toccherà ad atlete e atleti paralimpici illuminare il cielo d’Italia: chi con una disabilità fisica (come amputati, para e tetraplegici, cerebrolesi), chi sensoriale (in particolare ipo e non vedenti), anche con disabilità intellettiva e/o relazionale. I Giochi Paralimpici di Milano Cortina cominciano venerdì sera con la cerimonia d’apertura all’Arena di Verona (diretta Rai1 dalle 20), alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiudersi domenica 15 e regaleranno emozioni straordinarie, in continuità con quelle vissute ai Giochi che le hanno precedute. Contano anche le ricorrenze. Saranno venti anni da Torino 2006, la prima Paralimpiade invernale organizzata in Italia, con l’anima torinese di Tiziana Nasi a farla diventare la più bella di sempre. E poi sono passati 50 anni dalla prima edizione che si svolse nel 1976 a Örnsköldsvik, in Svezia, con 198 atleti di 16 Paesi. In questo mezzo secolo sono diventati 655 da 56 nazioni, pur se la situazione attuale, fra guerre e boicottaggi per la partecipazione di Russia e Bielorussia, farà dare numeri precisi solo a Giochi iniziati. La Germania si è aggiunta ieri alle sette nazioni – fra cui l’Ucraina – che boicotteranno la cerimonia di apertura.
cifre
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Sarà la Paralimpiade dei grandi numeri anche per l’Italia. Mai così tanti azzurri: 42 fra atlete (5) e atleti (37), 12 dei quali saranno esordienti, più tre atleti guida per chi scia con disabilità visiva. Competeranno in tutte e sei le discipline: para ice hockey (a Milano, alla Santagiulia Ice Hockey Arena, stesso impianto delle Olimpiadi), sci alpino, snowboard e wheelchair curling (a Cortina), biathlon e sci di fondo (a Tesero in Val di Fiemme). In palio ci sono medaglie in 79 eventi (39 maschili, 35 femminili e 5 misti), fra sport di squadra e individuali. Nello sci, ci sono solo tre categorie: standing (chi scia in piedi), sitting (seduti dentro una scocca con uno sci sotto) e visually impaired (disabilità visiva, con una guida a indicare il percorso con segnali sonori).
speranze
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L’Italia punta nello sci alpino sulle prestazioni di Giacomo Bertagnolli, la stella fra chi ha disabilità visiva, guidato da Andrea Ravelli, ex azzurro con gare anche in Coppa Europa. Nello snowboard c’è un esordiente che è anche un veterano: Emanuel Perathoner ha già partecipato a due Olimpiadi prima dell’incidente che lo ha portato ad avere una protesi interna a un ginocchio ed è il favorito nelle due specialità alle quali partecipa. L’Italia del para ice hockey cerca la passione del pubblico milanese (esauriti i 16 mila posti dell’Arena per la gara inaugurale con gli Usa favoriti) per cercare di salire sul podio, sfiorato a PyeongChang 2018. Nello sci di fondo, dove gli equilibri sono cambiati per la revoca della sospensione per russi e bielorussi, Giuseppe Romele, multisportivo, lotta per una medaglia, come a Parigi 2024 nel triathlon. “Possiamo eguagliare e forse superare le sette medaglie di Pechino, sarebbe un grandissimo risultato”: ha buone speranza Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato italiano paralimpico. Sarà per lui la prima Paralimpiade alla guida del Cip, anche se negli ultimi quaranta anni ne è stato uno dei massimi dirigenti e ha vissuto tutte le fasi di trasformazione del movimento: “Sarà per me un’emozione particolare dopo Torino e con una nuova veste. Vogliamo dimostrare la stessa capacità e di poter guardare al futuro lasciando un cambiamento culturale e sociale che punti sempre più all’inclusione”.
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