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    Home»Winter Sports»Salto con gli sci, i trampolini olimpici sono pericolosi? Tre gravi infortuni fanno suonare l’allarme

    Salto con gli sci, i trampolini olimpici sono pericolosi? Tre gravi infortuni fanno suonare l’allarme

    RedazioneBy Redazione23/09/2025Nessun commento7 Mins Read
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    Salto con gli sci, i trampolini olimpici sono pericolosi? Tre gravi infortuni fanno suonare l’allarme
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    Dal 18 al 21 settembre, la Val di Fiemme è stata teatro della “prova generale” delle discipline nordiche in vista dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Oltre alle gare di skiroll, che hanno coinvolto i fondisti, l’appuntamento ha rappresentato il collaudo vero e proprio degli impianti per il salto con gli sci e la combinata nordica.

    Ebbene, i trampolini nuovi di zecca hanno generato preoccupazione a causa di tre gravi infortuni verificatisi nell’arco di quarantotto ore. Due saltatrici (l’austriaca Eva Pinkelnig e la canadese Alexandria Loutitt) e una combinatista (la giapponese Haruka Kasai) hanno patito serie lesioni alle ginocchia che, a meno di recuperi lampo, hanno compromesso la loro stagione 2025-26.

    Non si parla di atlete improvvisate, bensì di tre donne al vertice delle rispettive discipline. Per intenderci, l’europea ha vinto una Coppa del Mondo, la nordamericana si è fregiata di un oro iridato e l’asiatica è una plurimedagliata ai Mondiali. Insomma, tre protagoniste che, nel giro di un paio di giorni, sono uscite di scena forzatamente dall’imminente annata agonistica.

    Subito c’è chi ha lanciato un grido d’allarme. Non alle nostre latitudini, bensì nei Paesi dove il salto con gli sci è particolarmente seguito. Media tedeschi, austriaci, polacchi e sloveni hanno messo in dubbio la bontà dei progetti, avanzando il sospetto che gli impianti siano pericolosi. Va sottolineato come gli infortuni si siano verificati su ambedue le strutture. Pinkelnig e Kasai sono cadute dal trampolino piccolo (Normal Hill), Loutitt su quello grande (Large Hill).

    A gettare benzina sul fuoco c’è stata la decisione di ritirarsi in blocco dalla gara del sabato presa sia dalla squadra canadese che da quella austriaca. Logico, dunque, che qualcuno abbia avanzato l’ipotesi della pericolosità dei trampolini, ipotizzzando dei progetti sbagliati.

    Infortuni ripetuti e rinunce possono però essere la punta dell’Iceberg. Quanto emerge in superficie rappresenta solo una piccola parte di un oggetto molto più grande e articolato. Proprio come questa intera vicenda, sulla quale è doveroso effettuare un’analisi approfondita, allo scopo di non permettere al distruttivo fiume del sensazionalismo di inondare le rigogliose pianure della razionalità.

    Innanzitutto, si deve ragionare sul progetto. I profili dei trampolini sono ormai standardizzati tramite algoritmi e i parametri di costruzione vengono forniti dalla Federazione Internazionale. Gli algoritmi, però, non possono tenere in considerazione l’imprevedibilità degli attori atmosferici, l’incidenza dei materiali e soprattutto il cruciale fattore umano.

    Le dinamiche delle cadute sul trampolino piccolo, quelle di Pinkelnig e Kasai, sono state piuttosto simili. Tutte e due hanno approcciato l’atterraggio in maniera sbagliata, differente dal solito. Così come è stato totalmente sbagliato il salto di Loutitt, già nato male in fase di volo. Alle fondamenta degli incidenti ci sono stati errori, sempre impossibili da anticipare in fase di progettazione.

    Inoltre, come negli iceberg, ci sono aspetti invisibili all’occhio di chi non scende al di sotto della superficie. Le cadute sono state figlie del modo di atterrare, in quanto le ragazze si sono tutte arretrate. Allora, chi conosce bene il salto con gli sci, sa quali orpelli siano infilati nelle scarpe di atleti e atlete per permettere di avere una posizione degli sci più aerodinamica in fase di volo.

    Si tratta di strumenti che, nel momento dell’atterraggio, generano ripercussioni enormi sulle gambe. Se si atterra con il baricentro spostato all’indietro, si patiscono stress assurdi, potenzialmente devastanti per le articolazioni. Se capita, eccoci di fronte al patatrac.

    Agatha Christie scriveva “un indizio è un indizio, due indizi sono un sospetto, tre indizi fanno una prova”. Concetto entrato nel modo di pensare comune, ma che non analizza la realtà seguendo un approccio razionale. Accendendo i lumi della ragione, bisogna seguire un altro mantra: “Un episodio è un caso, due possono essere una coincidenza, tre un’anomalia statistica, solo a quattro si arriva alla certezza”.

    Anomalia statistica? Dunque. Ni. Perché non bisogna dimenticare come tra giovedì e domenica siano stati effettuati centinaia di salti tra allenamenti, qualificazioni e gare. C’erano gli uomini e c’erano le donne. C’erano i saltatori, le saltatrici, i combinatisti e le combinatiste. Se ci si mettesse a fare il conto, si potrebbe essere andati oltre il migliaio di atleti partiti e atterrati tranquillamente. Tre infortuni seri? Siamo comunque al proverbiale “zero virgola”.

    Ci sono anche state cadute incruente, come quella di Kamil Stoch, finito a terra già tre volte quest’estate senza conseguenze. Su tre trampolini diversi, per inciso. Inoltre non va dimenticato come ad agosto l’italiana Lara Malsiner sia stata vittima di un terribile infortunio alle ginocchia a Courchevel. Impianto datato, non certo di ultima generazione. Si cade e ci si fa malissimo anche altrove, non solo a Predazzo.

    Insomma, è comprensibile possa essere suonato un campanello d’allarme. Anzi, è doveroso. Però esso deve chiamare a raccolta chi è preposto a prendere decisioni, allo scopo di effettuare un’analisi ragionata e produttiva dell’accaduto. L’allarme non deve degenerare nell’allarmismo, concetto viceversa irrazionale e dannoso. Se è necessario intraprendere delle contromisure lo si faccia, senza però agire d’impulso o sulla base di una visione approssimativa dei fatti.

    Al riguardo, non si può fare altro che riportare gli stralci delle dichiarazioni rilasciate da Sandro Pertile (che a Predazzo è di casa nel senso più letterale del termine) al sito specializzato skijumping.pl, ossia una testata polacca che rappresenta il non plus ultra in termini di informazione sul salto con gli sci.

    “Credo che la cosa più importante sia restare calmi ed effettuare una seria analisi della situazione. Si deve prendere atto del fatto che due delle quindici saltatrici più forti del mondo siano state vittime di infortuni gravi, ma dobbiamo considerare tutti i fattori.

    Molta della nostra attenzione adesso si concentra sui materiali. Dopo i cambiamenti regolamentari decisi in primavera, l’estate è una fase di prova. Ci siamo resi conto di come siano sorte nuove sfide, soprattutto su trampolini costruiti in quota. Dobbiamo anche tenere in considerazione gli errori dei singoli atleti. Non sto avanzando critiche a nessuno, ma l’errore fa parte della natura umana.

    Detto questo, io credo che il trampolino piccolo necessiti di un aggiustamento. Ne parlerò con il comitato organizzatore immediatamente lunedì. Abbiamo diversi esempi nel passato in cui è stato necessario modificare l’angolo di uscita dal dente, agendo sui binari. Forse gli algoritmi legati ai Normal Hill, che non vengono quasi più utilizzati in Coppa del Mondo, non sono affinati come dovrebbero. Anche questo è un tema da discutere e analizzare in futuro.

    Al contrario, non vedo necessità di cambiare il trampolino grande. Gli atleti ci hanno detto che si esce con grande quota dal dente, ma la sensazione è che la nuova traiettoria di volo sia migliore rispetto a quella del vecchio trampolino grande di Predazzo. Quindi non vedo un problema su questa struttura, ci concentreremo sul trampolino piccolo”.

    Non c’è niente altro da aggiungere. Quanto ha detto Sandro Pertile rappresenta l’analisi più corretta che potesse essere effettuata. Mancano quattro mesi e mezzo ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Non v’è dubbio che il test event abbia svolto la sua funzione, quella di dare riscontri concreti sul campo a concetti stesi solo sulla carta.

    C’è tutto il tempo per effettuare le modifiche del caso, in maniera tale da spazzare via qualsiasi dubbio relativo alla bontà dei progetti. Se c’è stata una falla in ambito di edificazione, essa si è presentata solo sul Normal Hill. Non per una mancanza umana, bensì perché sono stati seguiti determinati parametri, rivelatisi scorretti. A febbraio 2026 anche il trampolino piccolo non darà problemi. Nel frattempo, l’augurio è che non si cavalchino gli episodi allo scopo di foraggiare il demone del sensazionalismo.

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