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    Home»Facts & Insights»Yusuf Dikec, il tiratore turco con la mano in tasca: l’intervista alla Gazzetta

    Yusuf Dikec, il tiratore turco con la mano in tasca: l’intervista alla Gazzetta

    RedazioneBy Redazione06/10/2025Nessun commento5 Mins Read
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    Yusuf Dikec, il tiratore turco con la mano in tasca: l’intervista alla Gazzetta
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    Il turco, argento ai Giochi, ha vinto anche gli Europei nella gara individuale. Personaggio dallo stile particolare: “Ho imparato a sparare durante il servizio militare. Il mio stile? Non ho mai imitato nessuno, il segreto sta nel respiro e nel controllo. Il vero bersaglio è dentro di te”


    Giorgio Burreddu

    Collaboratore


    6 ottobre 2025 (modifica alle 16:00) – MILANO

    Yusuf Dikec, proprio lui. Eccolo (di nuovo) il James Bond olimpico, l’uomo con la colt. Il tiratore che non deve chiedere mai. Ha vinto l’ultimo Europeo (contro il tedesco Paul Frohlich). Con le mani in tasca. “Ho impugnato per la prima volta un’arma durante il servizio militare. Il mio istruttore ha notato la mia fermezza e ha detto: ‘Dovresti provare questo sport’. L’ho fatto. E non ho più smesso”. A Parigi diventò il pistolero calmo e rilassato. Più tardi si è trasformato in un meme, un idolo, un personaggio. Tra Taxi Driver e un eroe della Marvel. Lo hanno chiamato da Hollywood. “Sì, c’è stato un accenno scherzoso sul nuovo film di James Bond. Ho risposto: ‘Il mio lavoro è colpire il bersaglio, il lavoro di Bond è restare vivo’. Divertente”. Cresciuto a Göksun, Turchia, 52 anni, una figlia, un gatto. E quella posa iconica che è diventata leggenda in tutto il mondo. Acclamato, stimato, celebrato. Imitatissimo. Yusuf sorride: “A volte mi riconoscono nei posti più casuali – racconta Yusuf alla Gazzetta -, tipo al supermercato. È strano ma bello. La popolarità può stancare, ma io la vedo come l’affetto delle persone”. 

    Come è cambiata la sua vita dopo l’argento olimpico? 

    “Adesso la batteria del mio telefono si scarica molto più in fretta. Scherzi a parte, ho ricevuto un sostegno incredibile da tutto il mondo. È motivo di umiltà, ma la mia vita è sempre la stessa: allenamento, té, famiglia, e concentrazione”. 

    E Tarçın, cannella, la sua gatta. 

    “Sì, è indipendente, testarda ed elegante. Ha 7 anni, è un British Shorthair. Forse è per questo che andiamo così d’accordo. Amo gli animali. I gatti portano pace nella mia vita. Sono nato in una piccola città, dove disciplina e rispetto significano tutto. Ho servito a lungo nell’esercito. Ora sono un atleta professionista, ma vivo ancora una vita semplice: mattine tranquille, té forte e appunto la mia gatta Tarçın”. 

    Invece le Olimpiadi cosa hanno portato? 

    “I Giochi sono il vertice per ogni atleta, ma per me è più che gareggiare è rappresentare il mio Paese. A ogni colpo sento la bandiera sulla spalla. Voglio mostrare che cosa possono ottenere disciplina, pazienza e fede”. 

    E di questo successo agli Europei cosa pensa? 

    “Questo risultato dimostra che il successo non è stato un caso. Ogni gara racconta una nuova storia, ma determinazione, disciplina e calma restano le stesse”. 

    Ha ricevuto richieste molto strane da tutto il mondo. Ce n’è stata una davvero assurda che l’ha stupita? 

    “Ho ricevuto messaggi da ogni dove, non solo dalla Turchia. Alcuni erano toccanti, altri decisamente creativi. Una persona ha scritto: ‘Sei così bravo a colpire i bersagli, immagino che tu colpisca anche i cuori’. Ho sorriso: a volte la gente inizia a vederti non solo come un atleta, ma come un simbolo. Ho dedicato la medaglia al mio Paese, alla Turchia, e a tutti i giovani atleti che lavorano in silenzio. La medaglia è mia, ma l’orgoglio è di tutti noi”. 

    “A mia figlia. È la prima persona a cui penso dopo ogni successo. In questa medaglia ci sono anche la sua pazienza, il suo amore e la fiducia che ha in me”. 

    C’è una metafora dietro il suo sport? 

    “Il tiro riguarda l’equilibrio: non l’aggressività, ma la concentrazione, il respiro e il controllo. Il vero bersaglio non è sulla carta, è dentro di te”. 

    Ci scusi, perché usa uno stile così personale? 

    “Mi viene naturale. Non ho mai imitato nessuno, questo stile è frutto dell’esperienza. Se parlano i risultati, lo stile non ha bisogno di parlare”. 

    Mette le mani in tasca, indossa solo gli occhiali e quasi non usa attrezzatura. Questo stile ha un nome? 

    “Chiamiamolo ‘precisione calma’. Le mani in tasca mi ricordano di restare rilassato e di non pensare troppo”. Come controlla le sue emozioni? 

    “Con il respiro. Ogni colpo inizia e finisce con il respiro, è così che gestisco l’adrenalina e mantengo la concentrazione. Servono una testa fredda e un cuore appassionato. Senza emozione perdi lo scopo, senza calma perdi la precisione”. 

    C’è stato un momento difficile nella sua carriera in cui ha pensato di smettere? 

    “Sì, molte volte. Infortuni, stanchezza, tempo lontano dalla famiglia. Ma ogni volta che pensavo di fermarmi, ricordavo perché avevo iniziato”. 

    Yusuf Dikec during the Laureus World Sports Awards Madrid 2025 on 21 April 2025 at Palacio de Cibeles in Madrid, Spain - Photo Dennis Agyeman / Spain DPPI / DPPI (Photo by Dennis Agyeman / Spain DPPI / DPPI via AFP)

    A parte sparare, cosa fa? 

    “Nel tempo libero amo stare con mia figlia e con il mio gatto. Mi ricordano la calma, la pazienza e ciò che conta davvero nella vita. A volte stare con loro nella natura, nel silenzio o semplicemente a casa vale più di qualsiasi altra cosa”. 

    Anche di un podio olimpico? 

    “Certo. Anche se stare sul podio a Parigi è stato il momento in cui anni di lavoro hanno trovato ricompensa. Vedere le bandiere turche sugli spalti, quella sensazione è indescrivibile. E dietro le quinte, stringere amicizie con atleti da tutto il mondo. Quello non ha prezzo”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA



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